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	<title>il mosaico &#187; natale</title>
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	<description>onlus assistenza a persone in aids</description>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 21:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>il mosaico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Buon Natale
a chi ha tanto bisogno
di far pace
con il &#8220;diverso&#8221;
padre Mario
e gli amici di Villa del Pino
.
La diversità: un dono
di don Tonio Dell’Olio
Si salpa per rabbia mista a sudore.
È sudore che si confonde con la paura e la fame.
La fame che puzza e non lascia respiro.
Che ti dice che si è in tanti, in troppi.
Ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignleft size-full wp-image-431" title="nativita" src="http://www.associazioneilmosaico.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/nativita.jpg" alt="nativita" width="300" height="144" />Buon Natale</h3>
<h3>a chi ha tanto bisogno</h3>
<h3>di far pace</h3>
<h3>con il &#8220;diverso&#8221;</h3>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em>padre Mario</em></span></h4>
<h4><span style="font-weight: normal;"><em>e gli amici di Villa del Pino</em></span></h4>
<p><span style="font-weight: normal;"><em><span style="color: #ffffff;">.</span></em></span></p>
<p><strong>La diversità: un dono</strong><br />
di don Tonio Dell’Olio</p>
<p>Si salpa per rabbia mista a sudore.<br />
È sudore che si confonde con la paura e la fame.<br />
La fame che puzza e non lascia respiro.<br />
Che ti dice che si è in tanti, in troppi.<br />
Ed è la guerra che non lascia respirare lo stesso,<br />
ma ha un odore più fetido di morte e di odio e di violenza.<span id="more-430"></span><br />
Si salpa perché non c’è più strada alle spalle e puoi andare soltanto avanti.<br />
È un tunnel che dietro di te serra tutte le porte.<br />
Dietro la morte e davanti la scommessa. Non la vita ma la scommessa.<br />
È così che ti vendi le gambe e la vita affidandoti a chi non vuoi affidarti.<br />
A chi compra a caro prezzo e specula sulla fetta di cielo che abita la tua anima.<br />
Maledici il giorno e il luogo della tua nascita che non ti ha saputo dare niente<br />
oltre il respiro e una lingua da imparare da piccolo per dire:<br />
mamma ho fame e maledire maledire maledire<br />
anche questo tavolo verde della vita che ti fa nascere dal lato sbagliato del mare.<br />
Non sono dolori ma piaghe aperte quelle dei piedi<br />
che camminano senza volontà che li spinga.<br />
Piaghe più dolorose delle canzoni che tormentano la mente e i ricordi<br />
mentre li ricacci indietro e vengono a galla come il sughero<br />
che tiene in vita gli ormeggi, le catene, i legami.</p>
<p><em> “Sui fiumi di Babilonia, là sedevamo piangendo, al ricordo di Sion.<br />
Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre.<br />
Là ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato, canzoni di gioia, i nostri oppressori:<br />
«Cantateci i canti di Sion!». Come cantare i canti del Signore in terra straniera?”</em></p>
<p>Nenie che nella testa risalgono come il vomito in cui distingui<br />
ciò che hai mangiato, ciò che hai vissuto, macinato.<br />
E nulla hai digerito perché ogni cosa è uno schifo. No, non ogni cosa.<br />
Profumano le notti d’amore che lei ti ha regalato e che mai le hai rubato.<br />
Profumano di latte di capra le tue giornate di bambino saccheggiate al destino<br />
nella terra rossa di argilla e di sangue.<br />
Le mani di tuo padre forte come la montagna che ti lancia in alto<br />
e ti sembra di volare.<br />
La schiena di tua madre che ti ha insegnato a danzare quando lei<br />
apriva le vene della terra con una zappa,<br />
camminava per ore per prendere l’acqua e pestava manioca nel grande mortaio.<br />
Non tutto è vomito e piaga, ma quel poco che incanta ormai non è più. Non ha più nome.</p>
<p><em> “Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra;<br />
mi si attacchi la lingua al palato, se lascio cadere il tuo ricordo,<br />
se non metto Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia”.</em></p>
<p>E allora anche questo è tormento come il ritmo che colpisce il cervello ad ogni nuovo passo<br />
in questa terra senza ombra di generosità, bianca dell’avarizia di Dio e spoglia d’ogni dono.<br />
Ad ogni passo un altro tum tum tum che percuote il cervello.<br />
Non si fermano se cadi e non ti rialzano se invochi.<br />
Soltanto Dio ascolta il grido ma come te è debole e impotente.<br />
Non c’è scelta. C’è solo il camminare.<br />
Fino al mare per giorni e giorni.<br />
Per aspettare di essere ricacciati dalla mafia della polizia e dalla polizia della mafia<br />
e non c’è più confine perché hanno smesso di chiedere documenti<br />
e, famelici, chiedono solo soldi o le tue braccia o la tua vita.<br />
In questo gioco di andata e ritorno e poi ancora andata …<br />
che fa impazzire e fa imprecare.<br />
Avevi creduto nella libertà.<br />
Tuo nonno, fiero, parlava delle lotte e della galera pagata per intero<br />
per conquistarla senza rinnegare né amici né idee.<br />
Ti vedesse adesso schiavo in una terra d’Africa che irride<br />
al canto di lotta e colpisce a morte questa tua pretesa.<br />
Non una volta per tutte si conquista la libertà di respirare e di cantare,<br />
ma ogni giorno di nuovo e ogni attimo ancora.<br />
E torni schiavo alle porte del mare.<br />
Ne senti il profumo prima che vederne il colore<br />
e l’uno e l’altro riempiono l’anima prima che i polmoni e gli occhi.<br />
Il mare ha lo stesso sapore della dignità e gli stessi confini della libertà.<br />
Anche di quella di tuo nonno che il mare nemmeno l’aveva mai visto.<br />
Ma è salato il mare e freddo.<br />
Il mare tradisce perché ti sbatte via come un pezzo di carta e non se ne accorge.<br />
Ti digerisce nel fondo e ti risputa senza alito di vita.<br />
Il mare è anche il mostro che apre le fauci del livyatan grandi e terribili.<br />
Fare tutta questa strada insieme rende solidali ed egoisti.<br />
Come può avvenire tutto questo?<br />
Anche noi un poco mostri per salvare la pelle nera come il destino di quelli<br />
che non ce l’hanno fatta e stanno ancora lì, nel ventre del mostro.<br />
In questa roulette in cui uno è scelto e l’altro gettato via,<br />
ti succede di toccare la riva o di essere salvato da una barca<br />
che da anni non pesca più solo pesce.<br />
Finalmente salvi. Finalmente nelle braccia della civiltà<br />
che ci ha insegnato la libertà, l’uguaglianza e la fraternità.<br />
Già, la fraternità di queste gabbie.<br />
È qui che piango tutte le lacrime che ho frenato nei mesi dell’esodo<br />
e che in mare erano più salate del mare.<br />
Le avevo sognate come lacrime di gioia e invece le scopro<br />
amare come la peggiore delle maledizioni.<br />
Uccidetemi qui tanto non ce la faccio a tornare indietro.<br />
Uccidetemi qui sono stremato.<br />
Uccidetemi qui e non date ipocrita mandato alla mafia libica<br />
o alla fame o alla guerra.<br />
Abbiate il coraggio di mostrare il mio corpo senza vita.<br />
Non occultatelo lontano perché non disturbi i vostri sogni.<br />
Respinta è la mia dignità a questa porta che non si apre,<br />
a questo porto di rapina da cui sono partiti mercanti e guerrieri,<br />
predoni e pirati per depredare la mia terra.<br />
Ora si prendono anche l’anima e se la spartiscono come una tunica.<br />
In questo momento la mia carne è esubero e mie braccia non hanno richiesta.<br />
Respinto vuol dire condannato. Di nuovo.</p>
<p><em> “Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l&#8217;aiuto?”</em></p>
<p>Anche le capanne d’Africa sono impastate di fango e pazienza.<br />
Adesso che abbiamo solo il fango vogliamo scrivere un’altra storia.<br />
Anzi vogliamo gridarla.<br />
Risarciteci i danni e restituiteci tutto ciò che ci avete sottratto.<br />
Una magistratura internazionale confischi il metano,<br />
il petrolio, il coltan, i diamanti, il rame, l’uranio….<br />
che ancora rapinate e li restituisca ai legittimi proprietari.<br />
Perché la dannazione del mio popolo d’Africa è l’essere troppo ricco.<br />
E se un giorno approderai tu sulle mie spiagge<br />
respingerò solo questo passato infame e ingrato<br />
ma ti accoglierà il mio abbraccio e la mia mensa.</p>
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